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Dillo al Corriere - Corriere Della Sera Vai ai contenuti nel sito in Dove viaggi in Corriere Annunci nel Dizionario nell'Archivio storico Tutte le parole Data vai cancel Accedi Esci CORRIERE DELLA SERA.it Home Opinioni Economia Close menu Borsa italiana Azioni Warrants Obbligazioni Etf-Etc Comunicati Strumenti Mercati internazionali Europa: Amsterdam Bruxelles Francoforte Lisbona Londra Madrid Parigi Zurigo Usa: Dow Jones Nasdaq Amex Valute, metalli, tassi Fondi Italiani Esteri Pensione Assicurativi Hedge Le rubriche I nostri soldi Il Salvaprezzi La nuvola del lavoro Positivo & negativo Le vie dell'Asia Rispendo Video CorrierEconomia Merito e regole Corriere Economia CorrierEconomia World24 Global Markets Report A day in pictures Speciale risparmio Diritti e risposte Famiglia Tasse Persone Donazioni Lavoro e Pensione Successioni Tutela del Consumatore Proprietà Danno alle Persone Locazioni Tutela della Privacy Sportello Lavoro Manifesto del Talento Mutui Tasse Imposte sui redditi Imposte sugli acquisti Tributi locali Agevolazioni fiscali Altri tributi e canoni Accertamenti Gli strumenti: Calcolatore Mutui Calcolatore Imu Calcola la pensione Calcola il rischio Quotazioni sul telefonino Carriere & Lavoro, il test Cedolare secca Inglese, il test Cultura Spettacoli Cinema Sport Salute Tecnologia Scienze Motori Viaggi 27ora Corriere della Sera > Blog > Dillo al Corriere Dillo al Corriere Giu 25 Docenti «vincitori senza cattedra»: «Miur riconosca posti disponibili a concorso nel biennio 2013/2014» Gentile redazione del Corriere Scuola, questo è il documento ufficiale del gruppo Facebook «Vincitori senza cattedra» (vincitori del concorso docenti indetto nel 2012 non ancora immessi in ruolo), che segue l’incontro tenutosi il 19 giugno scorso tra una loro rappresentanza, il Capo di Gabinetto del Miur Alessandro Fusacchia e il Capo Dipartimento per l’Istruzione Luciano Chiappetta. I delegati del gruppo hanno apprezzato la disponibilità al confronto manifestata dai rappresentanti del Ministero sia prima che in occasione dello stesso incontro, così come l’apertura alla possibilità di una linea di dialogo continua e diretta, data l’assenza di rappresentanza sindacale. Dall’incontro è emerso che il Miur ha preso atto di alcune criticità legate all’espletamento delle succitate procedure concorsuali, riconducibili essenzialmente a ritardi nel loro svolgimento e a sproporzioni, molto evidenti nel caso di alcune regioni, tra numero di posti messi a concorso e numero di immissioni in ruolo effettuate nell’anno scolastico 2013/2014 (appena 3255 vincitori su un totale di 11542 sono stati assunti nel primo dei due anni cui fa riferimento il bando di concorso). Richiamando quanto disposto dal Testo Unico e facendo riferimento ad una disponibilità di posti e cattedre da gestire nel triennio 2013/2015 per immettere in ruolo tutti i vincitori di concorso, i rappresentanti del Ministero hanno assicurato volontà e massimo impegno nel mettere in atto una serie di misure che consentano l’immissione degli stessi nei tempi predetti. I delegati dei vincitori senza cattedra hanno richiamato in quella sede – e continuano a richiamare quanto disposto nel bando di concorso, nel quale si definisce una disponibilità di posti (effettiva ed accertata) da destinare al concorso in ciascuna regione nel biennio 2013/2014, invece che nel triennio. Gli stessi confidano comunque che le azioni intraprese dal Miur per fronteggiare le criticità, sebbene al momento ancora in via di definizione, possano produrre gli effetti auspicati già in occasione delle immissioni in ruolo dell’agosto prossimo. Il gruppo Facebook «Vincitori senza cattedra» tiene a sottolineare che informazioni parziali, inesatte o manipolate per interessi altri, diverse da quanto esposto in questo comunicato, non sono attribuibili ad esso, e confida che chi ha facoltà di trasmetterle o pubblicarle, ne verifichi preventivamente la provenienza, come sempre dovrebbe essere. Gruppo Facebook «Vincitori senza cattedra» (1441 membri) Tags: concorso, docenti, miur, vincitori senza cattedra Giu 22 Un prof e la terza prova della maturità: «Assurdo quizzone, non si valutano così gli studenti» Gentile redazione del Corriere Scuola, la terza prova degli Esami di Stato è quanto di più assurdo sia stato potuto pensare per valutare gli studenti, è un marchingegno infernale che ha come scopo quello di mettere in difficoltà i candidati, è un mostro della valutazione pensato da chi crede che uno studente debba sapere tutto. Prepararsi per la terza prova è praticamente impossibile, se loggetto della verifica è tutto come uno studente può essere allaltezza? È impossibile! A meno che gli insegnanti siano ragionevoli e, al posto di fare domande particolareggiate e sugli argomenti più strani, pongano delle domande di carattere generale e sfidino al ragionamento sintetico. Solo così si può salvare la terza prova, solo con domande sintetiche. Compito di ogni insegnante è liberarsi della sua tendenza allanalisi per proporre domande di tipo sintetico, tenuto conto che la maturità si vede dalla capacità di sintesi! Gianni Mereghetti, insegnante Tags: esami, maturità, quizzone, terza prova Giu 10 Vita da studente-lavoratore: «Bamboccioni? Luniversità sostenga di più chi studia e lavora» Gentile redazione del Corriere Scuola, l’Uni-superficialità. Così definirei l’idea sbagliata che troppo spesso si ha sui giovani, studenti, universitari: nullafacenti che studiano per non lavorare, che perdono volontariamente il loro tempo, che non si applicano, che lasciano passivamente passare gli anni per sfuggire alla ricerca di un lavoro. Ci hanno chiamati choosy, mammoni, gente allo sbando che, invece di cercare un lavoretto e fare la gavetta, non si accontenta di quello che trova, evitando il mondo del lavoro e vivendo a carico dei genitori fino ai 30 anni (e più). Beh, la sorpresa è che a volte tutto questo corrisponde a verità. E chi dice il contrario, è solo ipocrita. Non sono leggende, i giovani così esistono. Se ci pensiamo bene, ognuno di noi ne conosce almeno un paio. Ma quello che non si dice mai è che esiste una buona parte di giovani che crede ancora in quello che studia e lo fa per passione. Ci sono coloro che studiano per anni e anni, per assicurarsi un posto di prestigio, e ci riescono! Chapeau! E poi ci siamo noi: gli studenti-lavoratori non siamo una leggenda, sapete? Io sono la prova che studiare e lavorare si può, non è un’utopia; non sono una forma di vita superiore o un’eroina. Studiare e lavorare è possibile. Non sono la classica ragazza tutta casa e studio. E non ho mai desiderato esserlo! Sono una ragazza normale con pregi, difetti e qualche vizietto (chi non ne ha). Mi sono iscritta ad un corso triennale, che ho terminato in sei anni. Ho iniziato a lavorare subito dopo le superiori e non ho mai smesso. Sono fortunata, perché, ad oggi, ancora lavoro. Nonostante impegni e sacrifici mi sono goduta i miei anni, le mie amiche, i miei rapporti sentimentali, il mare, la montagna, le vacanze, le serate, gli aperitivi in spiaggia. La Romagna non lascia scampo, se ti vuoi divertire puoi farlo in mille modi. I miei genitori volevano che continuassi a studiare, mentre io, dopo il Liceo volevo dire basta e andare a lavorare. Dopo la stagione estiva ho deciso di iscrivermi a Giurisprudenza, ma ho anche scelto di non smettere di lavorare; volevo conservare la mia indipendenza economica, responsabilizzarmi, in poche parole crescere. È stata dura, ci sono stati periodi difficili, ma al contrario di quanto si possa pensare non è stato lo studio in sé a farmi pensare all’eventualità di mollare, bensì il sistema universitario in sé e per sé. L’università italiana è il nostro orgoglio ed è innegabilmente una delle istituzioni più importanti del nostro Paese, ma purtroppo, a volte, si perde in un bicchier d’acqua. La mia non è una denuncia, la mia esperienza mi ha fatto pensare che non tutti sappiano cosa significa vivere l’università per coloro che hanno un lavoro, e che, forse, parlarne farebbe bene un po’ a tutti. La vita da studente-lavoratore è più o meno impostata così: non avendo obbligo di frequenza solitamente gli appunti si cercano online, oppure si domandano ad altri studenti, se si ha fortuna di conoscerne. L’esame si prepara studiando la sera, ci si iscrive all’appello come tutti gli altri e si chiede un giorno di permesso al datore di lavoro (permesso non sempre retribuito, tanto che a volte si presenta la necessità di prendere addirittura le ferie), per dare l’esame. All’esame può andare tutto liscio. Oppure no. L’esame inizierebbe alle 9 di mattina? Il professore arriva alle 10. E va beh, pensi, tanto devo andare a lavorare per le 14. Aspetti. Al suo arrivo si prospettano due possibilità: 1) Fa l’appello, ti chiama quando è il tuo turno, ti interroga, ti promuove, verbalizzi il voto e saluti. Ti rechi in segreteria, ti fai compilare il modulo da consegnare al datore di lavoro, e via. 2) Il professore telefona alla segreteria dicendo che non riesce ad esserci per problemi improcrastinabili e di conseguenza l’esame slitta al pomeriggio. Ergo: chiami a lavorare per avvisare che ti serviranno altre 4 ore di permesso/ferie. Nel caso peggiore l’esame slitta al giorno seguente e tu, beh, hai chiesto il permesso/ferie, invano. Nel caso numero 1, tutto va liscio, a patto di evitare di far presente il fatto che si è studenti-lavoratori (per la serie: azioni pericolose da non ripetere a casa). Cosa c’è di male vi domandate? Anche io lo pensavo…ebbene, ci sono una quantità infinita di ragioni per occultare la cosa. Per la maggioranza dei professori non è infatti un pregio, ma un enorme difetto. Farlo presente potrebbe sembrare una giustificazione al fatto che non si è studiato come si dovrebbe; comunicarlo al professore può scatenare commenti del genere: studiare e lavorare non sono due scelte che possono coesistere, il lavoro toglie tempo allo studio c’è un tempo per studiare e un tempo per lavorare; Ohhhh sì, credetemi: è tutto vero! Spesso, far presente questo dettaglio, porta a frasi del tipo “Ah quindi lei studia e lavora? Quante ore lavora? Ah non fa un part-time? E scusi, quando ha il tempo di studiare? La sua preparazione poteva essere molto meglio di così: ora io che voto dovrei darle secondo lei?”. Oppure del tipo: “Le stavo per dare 25, ma lei avrebbe potuto prendere 28 se si fosse presa qualche giorno in più dal lavoro. Le consiglio di tornare la prossima volta”. Quali sono i tuoi sentimenti in quei momenti? Oscillano tra disgusto e delusione per poi tramutarsi in amarezza. Non tanto per quel voto o per l’esame andato male, ma per tutto il contesto. Scordatevi commenti positivi riguardanti la vostra condizione di studenti-lavoratori. Non pensate di poter ricevere apprezzamenti solo perché avete scelto di vivere l’università in modo diverso e non convenzionale. Scordatevi di sentire dirette a voi parole di incoraggiamento e di stima, siete solo dei poveracci che vogliono complicarsi la vita, quindi cosa pretendete? Nessuno vi ha chiesto di lavorare e studiare allo stesso tempo, ve la siete cercata, insomma! Ma perché, io mi chiedo, il sistema ci vede così? Non ci sono solo gli studenti nullafacenti (come li chiamate voi), ci siamo anche noi: noi siamo quelli che studiano di sera, vanno in biblioteca dopo le 21 e studiano fino a chiusura. Noi siamo quelli che si alzano la mattina per andare a lavorare, staccano alle 18.30 e poi vanno a casa a studiare. Io non dico che la mia situazione sia la normalità, ma santo cielo, quella di lavorare e studiare non è sempre una scelta! Non per tutti è una scelta. Alcuni studenti-lavoratori devono lavorare per mantenersi e bisognerebbe inculcare questo concetto nel sistema. Non ci si può sentire diversi rispetto ai frequentanti, o rispetto agli studenti. Noi app…