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Così è la vita - Corriere Della Sera

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Aggredito perché, come ci scrive, tra le altre cose M. è gay. Una parola che a dispetto di decenni di battaglie civili e della retorica del politicamente corretto resta tabù, tra quegli stessi giovani che dovrebbero essere più liberi dalle logiche del pregiudizio e della convenzione sociale ma lo siamo davvero? Ciao sono M., ho 23 anni, lavoro come grafico a Milano e tra le altre cose mi piace uscire e divertirmi con i miei amici. Il divertimento per me è anche partecipare ad eventi culturali. Come ad esempio giovedì sera: ero al al Teatro Strehler alla serata conclusiva del Festival Mix, una rassegna cinematografica a tematica LGBTQ, organizzata da Arcigay e patrocinata dal Comune di Milano. Ah sì, tra le altre cose sono anche gay, cosa che a mio avviso non è più rilevante di catastrofi climatiche o dellattuale crisi finanziaria. Per molti, invece, è una fastidiosa discriminante, motivo di disgusto, odio e ripudio passo da ragazzo qualunque a frocio finocchio contronatura e magicamente attiro lattenzione di tutti. O sfortunatamente di due baldi ometti, forse reduci dai festeggiamenti per la vittoria azzurra in semifinale, i quali per divertirsi, invece di guardarsi un bel film, decidono di pestarmi mentre sono su un tram in compagnia di un mio amico, anchegli deviato come me e ricevente lo stesso trattamento, in pieno centro a Milano Eh sì, ahimè, dellodio, e in particolare dellomofobia, ho sentito leffetto esattamente quel giovedì sera. E quindi poiché sono gay, ma a dir loro malato, deviato e membro della famiglia degli ortaggi, sono stato in ordine di fatti: minacciato con un coltellino, offeso, insultato, spinto, aggredito e picchiato. I particolari sono resi noti ai più il giorno dopo: Ragazzi gay aggrediti sul tram titolano i diversi giornali online. Presi a pugni, schiaffi, nessuno interviene salvo un buon samaritano alla fine, i ragazzi stanno bene, qualche giorno di prognosi nessun morto ancora dunque si può far finta di niente, come al solito Eh sì, tutti sognano il proprio momento di celebrità ma sarei volentieri rimasto nel mio misero anonimato, se questo mi avesse risparmiato un bel dolore alla mascella sinistra. I bulletti, improvvisamente privi della loro viril spavalderia, scappano dopo il misfatto e la denuncia sporta contro di loro rimane anche per questa volta semplice carta per archivi. E quindi a fatto compiuto cosa mi rimane oltre alla mascella scricchiolante? Forse il desiderio e la speranza che questi fatti tornino a scandalizzare perché è facile dire di non avere nulla contro i gay, più difficile per la nostra classe politica (senza distinzione di colore) è ammettere che una questione omofobia esiste, e che non occorre aspettare che ci scappi il morto, come è avvenuto purtroppo in Cile, per ricordarsi che probabilmente avremmo bisogno di qualche forma di tutela istituzionale. Al momento però lunica cosa che abbiamo, per combattere questa ignoranza dilagante e violenza ingiustificata, è denunciare, parlare, diffondere… per far vedere che aggressioni come quella che ho subito purtroppo accadono anche in queste circostanze, su un mezzo pubblico, in presenza di altre persone, a due passi dal centro di una città definitasi tollerante e gay-friendly. Il fatto che io mi sia difeso e che abbia poi denunciato lepisodio, che ne abbia parlato, insomma, non è stato coraggio, ma un dovere; perché in un Paese dove la stessa parola gay è un tabù non dobbiamo essere più vittime ma attori sociali, per creare un senso civile che spero prima o poi porterà la parola fine a tutto questo. Perché lintolleranza è spesso cieca e sorda, ma per quel che mi riguarda non resterà anche muta. M. Lug 06 Fino a quando lamore omosessuale sarà censurato (anche al cinema)? di Shady Hamadi Da La città nuova Dal 22 al 28 giugno, Milano ha ospitato il ventiseiesimo Festival Mix Milano, trasformando la città in un polo culturale, unico forse in Italia, incentrato sull’omosessualità. E’ stato possibile assistere a numerosi film, presso il teatro Strehler, e partecipare alle numerose presentazioni di libri di autori internazionali. Quello che mi interessa sottolineare è che questo festival sia stato un porto sicuro per alcuni film, censurati in Medio Oriente, che hanno avuto l’opportunità di farsi apprezzare, in tutta la loro bellezza e poesia, dal pubblico presente. I lungometraggi come Circumstance film ambientato in Iran dove le due protagoniste, Atafeh e Shireen, entrambe bellissime, scopriranno passo dopo passo la loro sessualità e l’amore, sfidando le regole della società iraniani e delle loro famiglie-, o Zenne Dancer Il film (da cui è tratta la foto), che narra una storia reale, quella di Ahmet Yildiz, 26 anni, assassinato dal padre nel 2008 in Turchia, perché gay, riprende la tragegia di Ahmet ma dal punto di vista di Daniel, fotoreporter tedesco appena tornato a Istanbul dalla guerra in Afghanistan. In una discoteca Daniel conosce Can e poi Ahmet, due amici di lunga data. Can, ballerino estroverso e fiero della propria sessualità, ha il sostegno e l’amore della sua famiglia, mentre Ahmet, studente ancora alla ricerca della propria libertà, appartienea una famiglia musulmana molto, molto, tradizionalista. Innamoratosi di Ahmet, Daniel scoprira’quanto sia radicata l’omofobia in Turchia. Questi film hanno testimoniato la difficoltà che l’amore, omosessuale, vive in Medio Oriente. Si rischia di morire, magari uccisi dal proprio padre, perchè si ama una persona dello stesso sesso. E’ impossibile parlare dell’omosessualità, perchè in molti, troppi, Paesi “non esistono” gay e lesbiche. Questi film hanno testimoniato una passione e un amore che, nonostante tutto, sopravvive miracolosamente non accettando di inchinarsi alla brutalità e alla chiusura della società. Tutto ciò è stato possibile grazie a attori e registi coraggiosi che hanno sfidato condanne a morte e fatwe, lanciate da uomini e da società ignoranti, che credono di applicare il volere di un Dio che, a loro dire, condanna i suoi figli se amano persone del loro stesso sesso. E’ proprio a quel mondo musulmano, gretto e oppressore, che dico, da credente, di andare a riguardare il passato, quello dove si parlava e si scrivevano libri, trattati, sull’erotismo; quel passato dove non c’erano tabù e l’amore, in ogni sua forma, volava libero tra le società e i cuori mediorientali. Tempo fa ho intervistato Paolo, un ragazzo omosessuale siriano. Mi ha detto una frase che mi ha colpito molto: “ Sai in Siria è normale vivere con un amico, anche camminare per la strada mano nella mano. Ma sono certo che non capirebbero cosa vuol dire essere gay”. Un giorno, ancora lontano, capiranno, se guarderanno al loro stesso passato, che l’amore omosessuale esiste. Lug 06 Il coming out è unarte E si può imparare di Stefania Ulivi Da La ventisettesima ora L’ultimo registrato dalle cronache è stato quello di Anderson Cooper, l’anchorman e commentatore della Cnn che lo ha affidato a una mail indirizzata al blogger Andrew Sullivan (“La verità è che sono gay, lo sono sempre stato e lo sarò sempre. Non potrei essere più felice, a mio agio con me stesso e orgoglioso”). I giornali e il web hanno prodotto commenti a valanga su quello di Tiziano Ferro, recriminato su quello, mancato, di Lucio Dalla, insinuato che John Travolta dovrebbe decidersi a farlo anziché insistere a emulare gli sforzi di travestimenti etero alla Rock Hudson. E, intanto, favoleggiano su quanto potrebbe rendere un eventuale (eventualissimo) coming out di George Clooney. In attesa che la curiosità altrui smetta di interferire con la vita amorosa di chicchessia, gli svelamenti più impegnativi restano però quelli dei tanti ragazzi/e che da soli cercano il coraggio, il modo, il tempo per “uscire dall’armadio”. Quando, dove, con chi. Le parole per dirlo. Come quelle che Mattia – il protagonista di Come non detto di Ivan Silvestrini, un film con Josafat Vagni, Monica Guerritore, Ninni Bruschetta, Valeria Bilello, Francesco Montanari in uscita il prossimo 7 settembre prodotto da Moviemax prova e riprova davanti allo specchio. “Devo dirvi una cosa. Mamma, papà sono un diverso. No. Mamma, papà sono omosessuale. Che orrore…”. Aveva sperato di non doverlo fare quel discorso: in fondo l’indomani sarebbe partito per iniziare la nuova vita in Spagna. Un lavoro tutto nuovo e un amore, Eduard, che lo aspetta. Il coming out può attendere. Invece l’arrivo a sorpresa del fidanzato che come tradizione vuole – vuole conoscere i futuri suoceri, lo obbliga ad andare in scena nella più classica delle situazioni: davanti ai parenti riuniti intorno al tavolo per cena. E ripetere davanti al pubblico più temuto, la famiglia, frasi simili a quelle provate infinite volte davanti agli specchi di tantissime case italiane. Di svelamenti sono pieni romanzi, canzoni, film. Il Kevin Kline di In & Out che tenta invano di resistere al richiamo delle note di I will survive sull’onda del comandamento “Gli uomini non ballano” e il Tom Selleck che si dichiara al banco del bar a una devastata Joan Cusack (“Ma sono tutti gay? E’ un film di fantascienza!”). Riccardo Scamarcio che quando si decide a svelarsi con i suoi viene beffato sul tempo dal fratello in Mine vaganti di Ferzan Ozpetek. Paul Sorvino che in Mambo italiano di fronte al coming out dell’erede maschio nega l’evidenza: “Un figlio mio non può essere un omosessuale”. Anche in Come non detto (titolo anche del brano cantato da Syria) prevalgono i toni  della commedia. La sceneggiatura l’ha scritta Roberto Proia che manda in libreria insieme all’uscita del film  Come non detto. Manuale del perfetto coming out (Sonzogno editore). Il senso, sulla carta e sullo schermo, è lo stesso: “dopo” si sta meglio. “Stanno meglio tutti, è un sollievo, si sono tolti un peso che grava su tutti. Non l’omosessualità, certo, ma il silenzio”, sostiene Monica Guerritore. Nel film è la madre di Mattia. “Essere se stessi non è un atto eroico, non deve essere un atto eroico. Devi lasciarti respirare, permettere alla tua natura di prendere aria. Vale per Mattia, ma anche per tutti gli altri”. La sua Aurora è …