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Copyright - Wikipedia

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Copyright - Wikipedia Vai al contenuto Menu principale Menu principale sposta nella barra laterale nascondi Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Nelle vicinanze Vetrina Aiuto Sportello informazioni Pagine speciali Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Contatti Ricerca Ricerca Aspetto Fai una donazione registrati entra Strumenti personali Fai una donazione registrati entra Indice sposta nella barra laterale nascondi Inizio 1 Storia 2 Considerazioni generali Attiva/disattiva la sottosezione Considerazioni generali 2.1 Deroghe ai diritti per pubblica utilità 2.2 Disciplina giuridica e diritto 2.3 Durata ed ereditarietà del copyright 2.4 Dibattito sulle pene per la violazione del copyright 2.5 La Proposta di Direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale 2.6 Aspetti controversi e iniziative di protesta 2.7 Critiche 3 Azioni legali famose 4 Nel mondo Attiva/disattiva la sottosezione Nel mondo 4.1 Paesi che applicano il copyright 4.2 Italia 4.3 Stati Uniti d'America 4.4 Giappone 4.5 Repubblica Popolare della Cina 4.6 Unione europea 4.6.1 La direttiva IPRED 4.6.2 La direttiva IPRED2 4.7 La Link Tax e la Censorship Machine 5 Il Copyleft 6 Note 7 Bibliografia 8 Voci correlate 9 Altri progetti 10 Collegamenti esterni Mostra/Nascondi l'indice Copyright 121 lingue Afrikaans Alemannisch Aragonés Ænglisc العربية অসমীয়া Asturianu Azərbaycanca Boarisch Беларуская (тарашкевіца) Беларуская Betawi Български भोजपुरी বাংলা Bosanski Català Cebuano Chamoru کوردی Čeština Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Ελληνικά English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Frysk Gaeilge Galego گیلکی עברית हिन्दी Hrvatski Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska Medžuslovjansky 日本語 Jawa ქართული Қазақша Yerwa Kanuri 한국어 کٲشُر Kurdî Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Limburgs ລາວ Lietuvių Latviešu Basa Banyumasan Māori Minangkabau Македонски മലയാളം Монгол Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Nedersaksies नेपाली Nederlands Norsk nynorsk Norsk bokmål Occitan ਪੰਜਾਬੀ Papiamentu Polski Piemontèis پښتو Português Română Русский Sicilianu Scots سنڌي Srpskohrvatski / српскохрватски සිංහල Simple English Slovenčina Slovenščina Anarâškielâ Shqip Српски / srpski Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Тоҷикӣ ไทย Tagalog Türkçe Українська اردو Oʻzbekcha / ўзбекча Vèneto Tiếng Việt Walon 吴语 მარგალური ייִדיש Yorùbá Vahcuengh 粵語 中文 IsiZulu Modifica collegamenti Voce Discussione italiano Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Strumenti Strumenti sposta nella barra laterale nascondi Azioni Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Generale Puntano qui Modifiche correlate Link permanente Informazioni pagina Cita questa voce Ottieni URL breve Passa al parser legacy Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons Elemento Wikidata Aspetto sposta nella barra laterale nascondi Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Copyright (disambigua). Simbolo di copyright. Il copyright sulla cultura, breve documentario di mezz'ora per spiegare il copyright al pubblico medio Alcuni dei contenuti riportati potrebbero non essere legalmente accurati, corretti, aggiornati o potrebbero essere illegali in alcuni paesi. Le informazioni hanno solo fine illustrativo. Wikipedia non dà consigli legali: leggi le avvertenze. Il copyright (termine di lingua inglese che letteralmente significa "diritto di copia") è un termine che identifica il diritto d'autore nei paesi di common law, dal quale però differisce sotto vari aspetti. Ciononostante, il termine viene comunemente usato anche per indicare genericamente la normativa sul diritto d'autore degli ordinamenti di civil law. È solitamente abbreviato con il simbolo ©. Quando tale simbolo non è utilizzabile si riproduce con la lettera "c" posta tra parentesi: (c) o (C).[1] In base alla Convenzione di Berna e venne introdotta la regola della durata più breve[non chiaro]. Nel rispetto del diritto d'autore è possibile vedere come alcune risorse Creative Commons possono essere utilizzate. Storia [modifica | modifica wikitesto] Le prime norme sul diritto di copia (copy right) furono emanate nel XVI secolo dalla monarchia inglese al fine di operare un controllo sulle opere pubblicate nel territorio nazionale. Col diffondersi dei primi torchi tipografici, infatti, fu ampliata enormemente la diffusione fra la popolazione di scritti e volumi di ogni argomento e genere. Il governo, poiché la censura era all'epoca una funzione amministrativa legittima come la gestione della sicurezza pubblica, avvertì il bisogno di controllare e autorizzare la libera circolazione delle opinioni.[2] Ragion per cui fondò una corporazione privata di censori, la «London Company of Stationers» (Corporazione dei librai e stampatori di Londra), i cui profitti sarebbero dipesi da quanto fosse stato efficace il loro lavoro di censura filo-governativa.[2] Va ricordato che però già il 19 marzo 1474 a Venezia ai Provveditori de Comun fu assegnato il compito di sovrintendere alla registrazione di brevetti.[3] Agli Stationers (categoria che comprende librai e stampatori) furono concessi i diritti di copia (copy right, appunto) su ogni stampa, con valenza retroattiva anche per le opere pubblicate precedentemente. La concessione prevedeva il diritto esclusivo di stampa e quello di poter ricercare e confiscare le stampe e i libri non autorizzati, finanche di bruciare quelli stampati illegalmente.[4] Ogni opera, per essere stampata, doveva essere registrata nel Registro della corporazione, registrazione che era effettuabile solamente dopo un attento vaglio da parte del Censore della corona o dopo la censura degli stessi editori. La corporazione degli editori esercitava perciò a tutti gli effetti funzioni di polizia privata, dedita al profitto e controllata da parte del governo.[4] Ogni nuova opera veniva annotata nel registro della corporazione sotto il nome di uno dei membri della corporazione il quale ne acquisiva il copyright, ovvero il diritto esclusivo sugli altri editori di pubblicarla; una corte risolveva le eventuali dispute fra membri.[5] Il diritto sulle copie (copyright), perciò, nasce come diritto specifico dell'editore, diritto sul quale il reale autore non può quindi recriminare alcunché né guadagnare di conseguenza. Nel successivo secolo e mezzo la corporazione dei censori inglesi generò benefici per il governo e per gli editori: per il governo, esercitando un potere di controllo sulla libera diffusione delle opinioni e delle informazioni; per gli editori, traendo profitto dal proprio monopolio di vendita. Sul finire del XVII secolo, però, l'imporsi di idee liberali nella società frenò le tradizionali politiche censorie e causò una graduale fine del monopolio delle caste editrici. Temendo una liberalizzazione della stampa e la concorrenza da parte di stampatori indipendenti e autori, gli editori fecero valere la propria moral suasion sul Parlamento. Basandosi sull'assunto che gli autori non disponessero dei mezzi per distribuire e stampare le proprie opere (attività all'epoca assai costosa e quindi riservata a pochi), mantennero tutti i privilegi acquisiti in passato con un'astuzia: attribuire ai veri autori diritti di proprietà sulle opere prodotte, ma con la clausola che questa proprietà potesse essere trasferita ad altri tramite contratto.[2] Di lì in poi gli editori non avrebbero più generato profitto dalla censura sulle opere, ma semplicemente dal trasferimento dei diritti firmato (più o meno volontariamente) dagli autori, trasferimento in ogni caso necessario per l'altrimenti troppo costosa pubblicazione delle opere.[2] Su queste basi, nel 1710 venne perciò emanata la prima norma moderna sul copyright: lo Statuto di Anna (Statute of Anna). A partire dallo Statuto di Anna, gli autori, che fino ad allora non avevano detenuto alcun diritto di proprietà, ottennero in sostanza il (tutto sommato vacuo) potere di bloccare la diffusione delle proprie opere, mentre la corporazione degli editori incrementò i profitti grazie alla cessione, sostanzialmente obbligatoria per ottenere stampa e distribuzione, da parte degli autori dei vari diritti sulle opere.[5] Il rafforzamento successivo dei diritti d'autore su pressione delle corporazioni, generò gradualmente il declino di altre forme di sostentamento per gli autori (come il patronato, la sovvenzione, ecc.), legando e sottoponendo indissolubilmente il sostentamento dell'autore al profitto dell'editore.[6] Nel corso dei successivi due secoli anche la Francia, la Repubblica Cisalpina, il Regno d'Italia, il Regno delle Due Sicilie e il resto d'Europa emanarono legislazioni per l'istituzione del copyright (o del diritto d'autore). nel 1836, il codice civile albertino per la Sardegna. nel 1840, il 22 dicembre, il decreto di Maria Luigia, per il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. nel 1865, il 25 giugno, nel Regno d'Italia, con legge 2337. Talune con ispirazioni maggiormente illuministe e democratiche rispetto a quella anglosassone, pur tuttavia con la medesima radice. Nel 1886, il 9 settembre, per coordinare i rapporti in questo campo di tutti i paesi iscritti fu costituita l'Unione internazionale di Berna, ancora oggi operante. Adolfo De Karolis, disegno e incisione de La figlia di Iorio di D'Annunzio, 1904. Ben visibile è il copyright Nel XX secolo il diffondersi delle memorie di massa (come videocassette e musicassette) e dei riproduttori ha reso assai difficile la tutela del copyright come tradizionalmente inteso, e creato nuovi spazi per gli autori. A tal proposito nel 1976 la Disney e gli Universal Studios intentarono una causa legale contro Sony, poiché avrebbe favorito la libera diffusione di opere in violazione del copyright. Successivamente il diffondersi del personal computer e di internet, ha sottratto uno dei cardini alla base del copyright in senso classico: ovvero il costo e la difficoltà di riprodurre e diffondere sul territorio le opere, aspetti fino ad allora gestiti dalla corporazione degli editori dietro congruo compenso o cessione dei diritti da parte degli autori. Il primo episodio con eco internazionale, si è avuto a cavallo fra il XX e il XXI secolo con il cosiddetto caso Napster, uno dei primi sistemi di condivisione gratuita di file musicali, oggetto di enorme successo a cavallo del millennio. La chiusura di Napster, avvenuta nel 2002 e generata dalle denunce degli editori, che vedevano nel sistema un concorrente ai propri profitti, non ha risolto se non per breve tempo gli attriti. Nuovi programmi di file sharing gratuito sono sorti rimpiazzando l'originale Napster e vanificando gli scopi della chiusura. Secondo gli operatori del mercato dell'intrattenimento, una costante diminuzione delle vendite di cd musicali è scaturita dalla diffusione di questi sistemi e dalla progressiva obsolescenza della precedente tecnologia, obsolescenza dovuta principalmente all'eccessivo costo d'acquisto di materiale originale.[7] Ciò avrebbe danneggiato principalmente il sistema corporativo e ingessato dell'industria discografica; vi sono, tuttavia, autorevoli studi[8] che sostengono il contrario. Il file sharing (scambio e condivisione di file) di materiale protetto dal copyright, si è sviluppato e diffuso con l'imporsi delle tecnologie informatiche e del web, e in particolar modo grazie al sistema del peer-to-peer. La velocità di questa diffusione e sviluppo, ha reso difficile per il diritto industriale internazionale aggiornarsi …